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Chirurgia senza sangue
giovedý 23 agosto 2012

 

 

- Donatori in calo, e così nelle urgenze

si fa strada la

"chirurgia senza sangue" -

 

Nel numero di Giugno 2012 della rivista medica DOCTOR - Aggiornamento e formazione per il medico, appare un redazionale di Fabio Fioravanti dal titolo  << Donatori in calo, e così nelle urgenze si fa strada la "chirurgia senza sangue" >> L'uso di colle nelle rotture della milza e l' "impacchettamento" del fegato in caso di emorragie consentono di ristabilire l'equilibrio emodinamico senza uso di trasfusioni: anche in Italia ormai in un caso su dieci si eseguono interventi con tecniche bloodless.

 

Tutto questo potrebbe far pensare che ormai le donazioni di sangue siano obsolete, non servano più. E' vero il contrario, ma la scarsità delle scorte (i donatori diminuiscono del 6 per cento l'anno a fronte di una crescita del 3,5 per cento nella richiesta), il rischio di infezioni e il costo hanno fatto si che venissero sviluppate strategie di "buon uso del sangue".

 

La "chirurgia senza sangue" si avvale di tecniche diverse, volte a ridurre il più possibile la perdita di sangue durante gli interventi e a contenere anche le perdite legate a grandi eventi traumatici.

Il professor Piero Chirletti, Ordinario di Chirurgia Generale alla Sapienza Università di Roma e Presidente SICUT spiega che: " In chirurgia d'urgenza l'approccio è sempre più conservativo: «prima anche la più piccola lesione della milza portava all'asportazione dell'organo, ma l'uso delle colle ha ridotto questo evento del 95 per cento migliorando la qualità di vita dei pazienti».

Altre tecniche, che vanno dall'uso di bisturi a ultrasuoni e ad Argon, sino all'utilizzo di dispositivi medici, matrici emostatiche, adesivi tissutali a base di collageno,colle di fibrina e sigillanti biocompatibili vanno nella direzione del risparmio di sangue e della riduzione del rischio comunque associato alla trasfusione di sangue.

«Gli interventi eseguiti con le tecniche "bloodless" - spiega ancora Chirletti - costano il 25 per cento in meno rispetto a quelli eseguiti con le tecniche tradizionali. Inoltre, si riduce di circa il 50 per cento il tempo di recupero del paziente e il periodo di degenza in ospedale». Importanti i riscontri anche sul versante del risparmio di sangue per le emotrasfusioni.

 

In attesa di conoscere gli sviluppi di queste nuove tecniche, delle quali peraltro auguriamo la effettiva fase di standarizzazione, continuiamo a fare proseliti perché, oltre a necessità acute di sangue (come per interventi e/o trattamenti di esiti traumatici maggiori), restano sempre quelle persone che necessitano quasi quotidianamente di emotrasfusioni (come ad esempio i soggetti affetti da leucemia) per i quali nessuna riduzione di sanguinamento e/o uso di colle oggi riescono a tenerli in vita.

                                                        

     

 
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